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Disturbi alimentari, traumi e cibo. Vi racconto di me...

"Come ho perso quasi 5 kili in 4 settimane, mangiando!" Questo è il titolo originale del pezzo che volevo scrivere oggi. Ma iniziando a scrivere ho capito quanto fosse importante, per me ed in generale, non sorvolare altri discorsi che sono cruciali prima di parlare di benessere psico-fisico e dieta. La mole di tempo, auto-rassicurazione e pazienza che mi è costato scrivere questo breve articolo sulla mia esperienza, è un qualcosa di imbarazzante e che di sicuro mi ha dato da pensare...



Le premesse:

Ho sofferto di disturbi alimentari gran parte della mia vita, solo che nessuno se ne era mai reso conto. Da bambina ero una di quelle bimbe che cresceva super velocemente. A 3 anni ne dimostravo 5, a 5 invece 8, a 12 anni sembravo già adulta. Come la maggior parte dei ragazzi che crescono in fretta, non facevo in tempo a mettere su carne. Quindi ero alta e abbstanza magra, tendenzialmente atletica. Sono anche sempre stata quella che faceva mille sport; equitazione, danza, pallavolo, nuoto... Non ho mai vissuto male il fatto di sembrare più grande, non sono mai stata presa in giro, al contrario molte mie compagne me lo invidiavano (e me lo dicevano sempre). I miei problemi però, sono comunque nati nella pre-adolescenza.



Ho avuto la fortuna, avendo una mamma greca e metà della famiglia in Grecia, di aver passato la maggior parte delle mie estati lì, tra sole e mare. Partivo all'inizio dell'estate e i miei mi raggiungevano le ultime due settimane di agosto, quando finalmente anche loro potevano godersi le ferie, per poi rientrare tutti insieme a Roma.

Purtroppo la parente che si occupava di me, ha sempre avuto una fissazione per l'estrema magrezza, ad un livello che in famiglia nessuno aveva mai realizzato. Quindi durante la mia prima estate in Grecia con lei senza i miei genitori, rimasti in Italia a lavorare, cominciò un tour de force di umiliazioni, "pesate" mattutine e diete assurde per una bambina in piena crescita (avevo 9 anni), il cui impatto psicologico (e non solo) ho messo anni a capire.


La mia prozia è della vecchia scuola. Ha vissuto la guerra, ma è anche stata una delle poche donne dei suoi tempi a studiare, lavorare sin da giovane e girare tutta l'europa in macchina con due suoi amici (uomini). Parliamo di una persona che nelle mille sfumature di una personalità forte e scostante, passa dall'essere una delle donne più controverse della sua generazione (perlomeno per il suo luogo d'origine) ad una di quelle più austere. Così a seconda di come prende le cose.

Le mie giornate (in vacanza) inziavano con lei che entrava ogni mattina alle sei in camera. Spalancava le fineste e apriva le persiane cantando vecchie canzoni marinare che inneggiavano al doversi alzare ed iniziare la giornata. Non fatevi ingannare, l'estate è calda in Grecia ma esistono molte zone montagnose, (letteralmente rocce cadute nel mare per così dire) e la mattina come la notte, fa freddo, davvero freddo. Nonostante tutte le mie proteste e le discussioni, non c'era scampo da ciò (tranne forse qualche volta domenica). Cercavo di temporeggiare perché non volevo scendere in camera sua. Così mi tiravo il lenzuolo sopra alla testa stringendo gli occhi cercando di autoconvincermi di non sentire il freddo che girava per casa con tutte le finestre aperte e di non essere infastidita dalle luci che si facevano sempre più forti.

Ogni mattina, mi lavavo e prima di vestirmi o poter far colazione, mi mettava sulla bilancia, decidendo quanto avrei mangiato in base a quanti etti avevo perso o meno dal giorno prima. A quell'età ero già alta circa tra il metro e cinquantacinque e un metro e sessanta e pesavo circa 49kg (o fluttuavo per i 50). Solo per avere dei riferimenti, l'altezza media per quell'età di norma è di circa 15cm di meno e il peso normale per quell'altezza in compenso (nelle tabelle dello sviluppo delle bambine) è di circa 55kg. Quindi possiamo dire serenamente che fossi normopeso anche verso il minimo della scala, (di certo non verso il massimo).

Così ogni giorno dopo essere stata messa sulla bilancia, in base alla differenza di peso in confronto al giorno precedente, decideva cosa avrei mangiato o meno. Non importava il fatto che passassi le ore in mare a nuotare (letteralmente, dopo due ore al largo in mare mandavano mio zio a nuoto a tirarmi fuori dall'acqua perché ero troppo lontana dalla riva, ogni giorno). Non importava che ogni giorno, tornati a casa dal mare, passassi le ore in giardino a correre nel terreno con i cani su e giù per la collina, cercando di prendere le ranocchie nel ruscello o correndo in giro per tutto il paesino per andare a trovare i miei cuginetti e giocare insieme.

Le regole erano tante... Ad esempio niente dolci e niente bibite zuccherate, mai. Se mangiavo da qualche mia altra zia chiamava per accertarsi che mi dessero un uovo al tegamino per cena (mai due) e una fetta di pane. Diceva loro che avevo già mangiato a casa e che ero bugiarda e non dovevo mangiare di più perché avevo problemi di salute e stavo a dieta. Diceva loro di non condire il mio cibo con l'olio perché non faceva bene alla mia salute. Ricordo ancora, in quel periodo dell'anno, le signore in paese raccoglievano le visciole e preparavano uno sciroppo che tipicamente viene bevuto allungandolo con un po' d'acqua perché sennò è fin troppo dolce. Ricordo tutti gli altri bambini che lo bevevano e io no, perché tutto il paesino in cui alla fine erano tutti in qualche modo parenti alla lontana, sapeva di non dovermene dare, tutti convinti che mi facesse male perché "avevo problemi".

Le volte che provavo a dibattere con lei dicendo che non volevo fare la dieta, mi prendeva in giro o mi sminuiva.

Quando andavamo al ristorante per esempio, che avveniva abbastanza spesso a pranzo al mare, ordinava lei per me, di solito pesce bianco o qualche volta il "pastitsio" (una specie di pasta al forno con la besciamella, la carne tritata e le spezie) ma in quel caso sempre levando la besciamella e lasciandomi nel piatto solo lo strato inferiore.



Se mentre il cameriere prendeva l'ordinazione chiedevo una patatina fritta, lei mi guardava male e durante il pranzo mangiava dal mio piatto passando le patatine a mio zio o a chiunque altro stesse a tavola. Quando mangiavamo con altre persone e qualcuno mi chiedeva se volessi qualcosa, dirigeva la conversazione velocamente verso un altro discorso e ogni volta che mio zio provava a dirle cose del tipo "ma lasciala mangiare", scoppiavano immense liti in cui lei lo divorava dicendogli di non immischiarsi e che solo lei sapeva quanto si stesse impegnando per il mio bene e per il mio futuro oppure che lui non sapeva cosa volesse dire essere donna.

Tutto ciò era condito da varie manipolazioni, (dopo anni ho capito che molte cose le diceva perché ci credeva davvero). Per esempio mi diceva che "le donne non si ingozzano". Io non lo avevo mai fatto, non ero mai stata neanche una golosa, ma in quella situazione avevo fame, sempre fame e quando era ora di mangiare non avevo pazienza, così ogni volta quella frase quando stavamo a tavolta, mi faceva sentire in colpa.

Oppure un'altra, "Mangi più di un maschio, la gente penserà che tu sia un bambino" cosa che con il senno di poi, la gente difficilmente poteva prendermi per un maschio, da ben presto nella mia vita. Ma in quel momento, così giovane mi ha fatto mettere in dubbio per la prima volta la mia femminilità e la mia capacità di rappresentarmi come femmina.

Oppure quando mi pesava e avevo perso del peso, mi acclamava come se avessi trovato la cura per il cancro. Quando invece non perdevo peso o peggio prendevo un etto, (cosa che succede già solo in base ai propri cicli corporei e che pesandosi giorno dopo giorno senza mai saltare una volta, capita), mi accusava di aver mangiato di nascosto - cosa che tutto sommato era pure vera. Mangiavo spesso le more che trovavo in giro, oppure passeggiando con mio zio nel pomeriggio, lui mi tagliava dagli alberi qualche fico o qualche pera. Sono frasi che a scriverle e a rileggerle fanno ancora più male, perché sembra quasi che io abbia vissuto chissà quale situazione di difficoltà economica in cui venivo accudita così perché era tutto ciò che avevano ma non era affatto così. A quei tempi erano perfettamente benestanti e casa non mancava di nulla. E' stata una scelta precisa e deliberata quella di manipolare così il mio rapporto con il cibo. Le conseguenze? Ho imparato che non dovevo farmi vedere mentre mangiavo, che fosse una vergogna. Ho imparato a contare il cibo. Ho imparato che mangiare grassi fosse rimprovevole. Ho imparato a vergognarmi del mio corpo e a pensare di essere "sbagliata". Ho imparato che il cibo era una cosa brutta e dovevo schifare l'effetto che aveva sul mio corpo, che il cibo era "cattivo" e che anche io ero "cattiva" ogni volta che ne volevo, sopratutto se desideravo uno di quei cibi "molto cattivi" perché troppo grassi o troppo zuccherati.

Ma torniamo a noi... Il peggio erano le telefonate con i miei genitori, che mi chiedevano se era tutto ok, se fossi triste... Non prendiamoci in giro, una persona, tanto più un bambino al quale non viene permesso di mangiare normalmente, la vita, l'umore, cambiano... Lei mi convinse a non dire nulla ai miei genitori, dicendomi che non avevano il coraggio di dirmi che avessi bisogno di dimagrire e che se avessero saputo che lei mi "aiutava" con la dieta, non mi avrebbero mai più mandata a stare lì con lei al mare.

Ora tu penserai che qualsiasi bambino normale non avrebbe voluto altro che tornare a casa in una situazione del genere, ma non è così. Per quanto fosse pesante e estenuante, quella era comunque la mia famiglia e volevo loro bene. Durante l'anno non li vedevo vivendo in Italia. L'estate era l'unica occasione in cui passare del tempo con loro. Andare lì voleva dire anche poter rivedere i miei cuginetti e amichetti del posto. Voleva dire poter andare al mare (che è sempre stato il mio grande amore) mentre qui (aldilà che non è lo stesso mare), nessuno mi ci portava. Andare lì voleva dire avere la libertà di stare le ore all'aperto a giocare con i miei cani, a cercare rane, a raccogliere le uova dalle galline e lo so che tutto ciò suona molta "Heidi" ma volete mettere con il passare tutta l'estate sul divano dell'ufficio di tua madre perché i tuoi non hanno nessuno da cui lasciarti oppure passare l'estate in un centro estivo in cui venivi bullizzata perché eri l'unica bambina a non andare a scuola con gli altri ma venivi da una scuola francese? Non c'era confronto...


Morale della favola, dopo quasi 2 mesi in Grecia, i miei genitori arrivarono a fine agosto per fare le loro due settimane di vacanza. Chiamarono per avvisare di essere quasi arrivati ed io che non vedevo l'ora di vederli perché mi erano mancati da morire e avevo bisogno del conforto di un loro abbraccio (ad oggi capisco meglio anche il perché), corsi fuori caricata dalla mia prozia che passò l'ora precendete a dirmi che dovevo sorridere e camminare a testa alta perché finalmente ero bellissima ed ero così vicina all'obbiettivo finale e che i miei sarebbero stati così felici per me...

Ricordo mia madre scendere dalla macchina e guardarmi dalla testa ai piedi e dai piedi alla testa e sbiancare. Io aspettavo speranzosa un complimento, un abbraccio e un sorriso e invece lei stava lì, ferma a guardarmi mentre mio padre era ancora in macchina e non scendeva.

La scena si ripete a rallentatore nella mia mente ogni volta che ci ripenso.

Avevo perso in meno di 2 mesi 5 kilogrammi pieni, quasi 6, in piena crescita. Ma non era quella la cosa peggiore, avevo cominciato a vergognarmi di mangiare in pubblico perché questa persona mi diceva che era imbarazzante farsi vedere mentre si mangia. Convintissima di aver fatto la cosa giusta e tutto il possibile per il mio bene.



Ad oggi è ultra-novantenne che si è molto ammorbidita. Ha perdite della memoria a breve e a lungo termine e per quanto potessi aver bisogno di un confronto con lei su questo argomento, non è neanche vagamente in grado di affrontare questa discussione e nemmeno di ricordare, probabilmente, tutto quello che è successo. Ma ha vissuto tutta la vita da anoressica, senza che nessuno lo sapesse. Tutta la vita privandosi di qualsiasi cosa potesse farle prendere peso e la gente pensava fosse schifiltosa, che non fosse golosa e magra perché era fatta così.

Quando provo rabbia per lei per quello che mi ha causato da quella estate dei miei 9 anni (e dei vari commenti che non riuscì a frenare e ad evitare di farmi negli anni a venire), smorzo la furia pensando quanto lei abbia sofferto senza che nessuno se ne accorgesse e la aiutasse. Penso a quanto malata sia stata e nel fare tanto male a me, quanto ne avesse fatto prima a se stessa.

Non l'ho perdonata, non l'ho mai perdonata. Non ci riesco e mi dispiace perché vorrei tanto, ma non ci riesco. Le voglio bene ma non riesco a togliermi da dentro il dolore di quei due mesi e delle innumerevoli volte che negli anni a seguire, di nascosto dai miei genitori, ha continuato a farmi domande inappropriate e commenti allucinanti per incitarmi a smettere di mangiare. Tant'è che se era arrabbiata o nervosa, l'unica cosa che la rasserenava era che io la chiamassi per dirle che mi ero messa a dieta o che avevo perso tot kili.

So che magari non tutti possono capire la mia esperienza, ma ha messo delle radici profonde in quello che poi è stato l'inzio del mio rapporto lunghissimo, difficile e doloroso con la bulimia e l'anoressia nervosa.

Il problema quando queste cose succedono da bambini o da adolescenti, è che spesso non abbiamo ancora i mezzi per difenderci. Non abbiamo ancora costruito il nostro io interiore e la sicurezza necessaria per schermarci da danni di comportamenti e commenti di questo tipo. Soprattutto qui non si parla solo di commenti ma di togliere il cibo ad un bambino contro la sua volonta, nonostante lo chieda costantemente e farlo dimagrire a forza... Sia chiaro, a volte neanche da adulti si ha la completa capacità di difendersi da eventi di questo tipo.

Con questa esperienza come fondamenta nella vita, di quello che era il mio rapporto con il mio aspetto, ogni commento (negli anni a seguire) è stato una pungalata.

Dai parenti che soffrivano di obesità o diabete alimentare e che mi mettevano in guardia (giustamente preoccupati per l'eriditarietà di queste due cose - non sapendo che ero ben lontana dal rischio di mangiare quello che non dovevo), ma che come effetto mi facevano nuovamente sentire in colpa per ogni cosa che mettevo in bocca.

Ad una brutta esperienza di relazione giovanile. Un rapporto con un ragazzo estremamente manipolatore, che tra le altre cose usava le violenze psicologiche per manipolarmi. Mi convinse che ero fortunata a stare con lui perché facevo schifo ed ero "una balena" che tutti i suoi amici schifavano (spoiler alert: una volta finita la relazione ho scoperto che i suoi amici non mi schifavano affatto, anzi...).

Per non parlare della mia esperienza da ballerina, in cui c'era sempre qualche ben pensante che mi accusava di essere enorme per fare la ballerina. Di essere troppo alta, di avere troppe curve, di avere troppo tutto (nel migliore dei casi). Ma ci sono stati anche coreografi non così "gentili" e che non hanno avuto mezzi termini per dirmi che dovevo scordarmi l'odore del cibo se volevo continuare a ballare. Non fraintendetemi, non ho mai considerato di avere un fisico da prima ballerina nel Lago dei Cigni, ma non credo proprio che la mia fisicità fosse così allucinante, soprattutto visto il genere nel quale mi dilettavo (hiphop e raggaeton).

Non mi sono neanche fatta mancara la migliore amica (o che almeno consideravo tale) che cercavo di aiutare, facendole trovare fiducia in se stessa e sfidandola a piacersi e a fare nuove esperienze, a vedersi diversamente... Che nel frattempo non perdeva occasione per sottolineare sempre (se ricevevo qualche complimento) come io fossi molto più bella prima (quando non avevo preso ancora peso per i miei problemi di salute, dei quali era pienamente a conoscenza). Ma del rapporto empatico-narcisista magari parleremo un'altra volta.

Insomma le occasioni per stare male se si hanno o si hanno avuto problemi di disturbi alimentari, oggi come mai, si sprecano! La fregatura è che anche se "guarisci", le ferite e le domande interiori non finiscono e non passano mai.


Se c'è qualcosa che vorrei che passasse dalla mia esperienza, sono certi punti chiave:

- Chi soffre di disturbi alimentari, "sceglie" di soffrirne. FALSO. Le origini e i percorsi psicologici dietro ai disturbi alimentari sono molti, intricati e difficili da seguire anche per i professionisti specializzati.

- Non si curano i disturbi alimentari e non si può guarire. FALSO. La guarigione è sempre possibile anche se difficile. Il fatto che i disturbi alimentari lascino delle ferite non vuol dire che non si guarisca, vuol dire che esattamente come rimangono i segni se uno si taglia, allo stesso modo i disturbi alimentari lasciano segni interiori anche se meno visibili.

- Attenzione a chi affidate i vostri figli. Il fatto che un parente o un amico (o babysitter o chiunque sia) sia amorevole e voglia bene ai vostri figli, non è abbastanza. C'è molto che può succedere sotto al vostro naso e i danni psicologici poi sono per la vita.

- I disturbi alimentari non riguardano solo il rapporto con il cibo. Riguardano anche il rapporto che si ha con gli altri e con se stessi. Possono passare sia attraverso il digiuno che l'eccesso di cibo, il bere eccessivamente in modo continuo e l'eccessivo allenamento.

- Le parole pesano come macigni. Non ci sono molte ferite fisiche che possano ledere in modo definitivo quanto certi commenti. Pesate quel che dite e se non serve a nessuno e non sapete come formularlo educatamente, lasciate stare.

- L'educazione alimentare è super importante. Insegnate sin da piccoli ai vostri figli le basi e le informazioni sul cibo, sui macronutrienti e sulla salute. Ma poi STOP. Neanche i genitori, hanno il diritto di fare commenti sull'aspetto, la forma, il peso (ecc ecc) dei figli. Non metto in dubbio le buone intenzioni. Ma se il discorso non segue una richiesta di aiuto, di informazioni o di sostegno dai vostri figli, basta una frase sbagliata nel momento sbagliato ad innestare meccanismi psicologici a volte irreparabili (perché purtroppo per quanto si possa amare e conoscere una persona, non possiamo MAI sapere veramente del tutto, quali sono le cose sulle quali sta ragionando, le paure e i traumi).

- Non tutte le persone che soffrono di disturbi alimentari si possono riconoscere vedendole. I disturbi alimentari non sempre vogliono dire estrema e assoluta magrezza o estremo sovrappeso. Non bisogna mai credere di poter capire guardando se la cosa riguardi o meno chi abbiamo davanti.

- Se non sei un medico, non ti sei specializzato in dietetica e nutrizione e in quel momento la persona con la quale stai avendo a che fare non è venuta appositamente da te per problemi o per avere consigli sulla propria alimentazione, il peso, l'aspetto e quant'altro, è buona norma stare zitti piuttosto che dire cose fuoriluogo che possono ferire. Se sei di quelli che pensano che "eh oggi la gente si offende per tutto, non si può più parlare", sappi queste tre cose:

  1. Incosciamente, ogni volta che dici una cattiveria o qualsiasi cosa che sai che farà male a chi ti sta davanti, la stai dicendo a te stesso. Chi ha tanto cattiveria e rabbia da rovesciare gratuitamente sulle persone, di solito ha tanta rabbia verso se stesso.

  2. Non è mai stato "ok" dire cose offensive sulle persone. Il fatto che certe cose passassero e che la gente fosse più ignorante sui danni che si possono fare semplicemente parlando, non le rende cose giuste. Nessuno ti leva la possibilità di parlare, anche se gli altri si offendono. La differenza è che oggi si paga il prezzo delle proprie parole e quindi se sei offensiv* ti devi aspettare una reazione e non hai il diritto di lamentarti così come chi subisce i tuoi commenti non ha avuto il diritto di non sentirli!

  3. C'è stato un tempo in cui le persone pensavano fosse giusto tenere degli schiavi, non dare acceso all'istruzione alle donne o a certe classi sociali o il diritto di voto a tutti indiscriminatamente da sesso, razza, orientamento sessuale (...). Siamo sicuri di volerci davvero lamentare di come vanno le cose oggi?


Se hai letto fino a qui, ti ringrazio di cuore. Se pensi di avere dei disturbi alimentari per favore, non temere e non ti vergognare di chiedere e cercare aiuto. La terapia e la psicologia non è per i deboli. E' per coloro che sono abbastanza forti da prendere coscienza dei loro problemi, ammetterli e decidere di fare qualcosa per risolverli. Ed io credo e voglio credere in te e so che sarai abbastanza forte da farlo! Se invece sei preoccupat* per una persona a cui tieni e vorresti spingerla a cercare aiuto, sappi che questo è un percorso ammirabile ma estremamente difficile. Come ho già detto e ripeterò fino all''esaurimento, bisogna fare molta attenzione a cosa e come si dicono le cose. Le terapie e i ricoveri forzati hanno senso solo se si tratta di vita o di morte. Quindi il miglior consiglio che posso dare dalla mia esperienza nel caso in cui sia un vostro caro a potenzialmente soffrire di un disturbo alimentare, è di rivolgervi voi ad uno psicoterapeuta che possa affiancarvi e consigliarvi nel modo giusto ad approcciare il problema per portare la persona quanto meno a volersi informare e fare magari un incontro conoscitivo con il terapeuta (cosa che vi assicuro, è già un enorme passo avanti).


Per oggi questo è tutto e si lo so, è molto questa volta.

Un abbraccio e a presto,

Cat!

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